SAHARA EXPEDITION 2010

La nostra spedizione inizia a Salerno con 13 fuoristrada e 21 persone, diretti nel deserto del Sahara per portare solidarietà e materiale didattico ai bambini nel deserto. Siamo a bordo e dopo un briefing arriviamo a Palermo per poi giungere a Tunisi. All’ 1:30 siamo alla dogana, pronti per raggiungere la prima tappa del Sahara Expedition 2010. Alle ore 6 arriviamo ad El Jem, dove possiamo ammirare l’anfiteatro costruito dai romani sotto il controllo del proconsole Giordano I. Questa enorme costruzione misura 148 m di lunghezza per 122 m di larghezza ed un perimetro di 427 m. Dopo una breve sosta per un problema meccanico, ripartiamo per distribuire libri, quaderni ed altro materiale didattico ai bambini di Toujane. In questo luogo abbiamo l’impressione di essere stati catapultati in un’altra era. Toujane è un piccolo villaggio di case in pietra, grigie ed assimilate al territorio arido della collina che lo sovrasta, tanto da rendere non facilmente identificabile le poche case che lo compongono. Raggiungiamo Matmatà, dove incontriamo un simpatico ragazzo Matmatà da luogo remoto e dimenticato dal mondo divenne improvvisamente celebre nel 1977 quando il mondo rimase colpito dalle scene del film Star Wars episodio IV, che rappresentavano luoghi magici dell’infanzia di Luke Skywalker, uno dei protagonisti. Matmatà da allora è diventato il villaggio trogloditico berbero più importante della nazione. Attraversiamo la Porta del Deserto e giungiamo a Remeda, una piccola città dove è possibile acquistare qualsiasi tipo di spezie. Dopo aver messo a dura prova i fuoristrada a causa della temibile toule onduleè  per la polvere sollevata dal convoglio dei 4×4 siamo costretti a fermarci. Mentre prepariamo il primo campo nel deserto, aspettiamo i ritardatari sulla pista. Dopo 20 minuti arrivano e ci spiegano che hanno subito una foratura ed il portapacchi della Nissan Patrol non ha resistito alle sollecitazioni della toule onduleè. E’ una notte magica. La stanchezza è tanta, ma nessuno vuole andare a dormire. L’adrenalina circola copiosa nei nostri corpi. Dopo aver assicurato le scatole con il materiale didattico all’interno delle autovetture e sistemato il portapacchi della Nissan Patrol, ci mettimao nuovamente in marcia dirigendoci verso El Borma (El Borm), perché sappiamo che ci aspettano altri chilometri di pista infernale. Arriviamo al quarto ed ultimo posto di controllo militare ed ecco aprirsi le barriere che ci permettono di accedere all’agglomerato di El Borma disperso nel immenso oceano di sabbia Sahariano a pochi chilometri dal confine algerino. Pranziamo in un’ oasi allestita dal Governo tunisino e qualcuno si accinge ad una provvidenziale e rinfrescante doccia poiché il caldo inizia a farsi sentire. Lasciamo El Borma dopo aver visitato l’oasi, sorprendendoci della presenza di un sito di pompaggio del petrolio gestito dall’ENI e dei numerosi italiani che lavorano all’estrazione degli idrocarburi. Ci prepariamo a dormire per la seconda notte nella magica atmosfera della luna piena, protetti da sei militari tunisini armati fino ai denti, che nel frattempo ci hanno raggiunto con un Unimog Mercedes ed un Hummer H1 (hammer H1). Dopo un incontro ravvicinato con una vipera e con uno scorpione, la parola d’ordine è una sola: indossare scarpe alte e fare molta attenzione. Seguiamo i consigli di Aziz: “con un morso di uno scorpione non si muore, ma con due sì “, oppure: ” il serpente non è pericoloso finché non lo si calpesta!”. Saggezza araba! Di nuovo in marcia alle 8.00 del mattino. E’ incredibile ma Aziz ci indica nel bel mezzo del nulla il percorso da seguire e tutti noi ci chiediamo come ci riesce. Ormai dopo i primi insabbiamenti il gruppo ha una migliore conoscenza del territorio e viaggia abbastanza spedito. Ci fermiamo parecchie volte, quando incrociamo gli accampamenti dei nomadi del deserto, in massima parte algerini, provvedendo a distribuire le confezioni d’ acqua, un bene preziosissimo a queste latitudini, ed i classici dolcetti ai bambini che girano semi-nudi o coperti da vestitini dai colori resi indefinibili dall’usura. Riusciamo a dare una piccola manciata di felicità a questi bambini, figli del deserto, che non conoscono altro gioco se non quello di intrattenersi con i cuccioli degli animali che vivono in questo habitat difficile e apparentemente ostile. Contrattiamo l’acquisto di due capre, che i militari si sono offerti di macellare e cucinare. Sarà una serata fantastica, dove si fonderanno due culture culinarie diverse; noi delizieremo i nostri palati con il tradizionale kous-kous, condito con un’ottima carne di ovino, e per i nostri amici tunisini prepariamo un sublime piatto di spaghetti; il tutto innaffiato con vino italiano. Siamo nuovamente in marcia diretti all’ oasi di Ksar Ghilene. Salutiamo la scorta, che come angeli custodi hanno vegliato su di noi per l’intera spedizione, sia di giorno che durante le fredde notti  sahariane. Arriviamo nell’osai di Ksar Ghilane per l’ora di pranzo, dando fondo alle ultime risorse da distribuire ai bambini, che, com’è ormai consuetudine, si assiepano attorno ai nostri veicoli. Ne approfittiamo per scattare le classiche foto di rito e, dopo tante emozioni, ci accorgiamo che ci è persino passata la fame. Dopo il bagno ristoratore siamo di nuovo in forma e pronti per continuare la nostra marcia nel deserto. Sembra un miraggio, ma in realtà ci troviamo al cospetto del famoso fortino di Ksar Ghilane, utilizzato anticamente dai romani e, in epoca più recente, dalle truppe francesi. Dopo la foto di rito sotto l’arco principale riprendiamo la marcia alla volta di Douz conosciuta come “la porta del Sahara”. La città di Douz fino ad epoche recenti è stata un’importante sosta per le carovane negli spostamenti tra il Sahara e la Tunisia settentrionale ed attualmente è la meta preferita da molti turisti che intendono visitare le dune sabbiose dell’Erg Sahariano: da qui infatti partono gran parte delle spedizioni turistiche. Ospita uno dei mercati più caratteristici del paese dove quotidianamente si vendono spezie, prodotti artigianali, settimanalmente prodotti più variegati, perfino asini e dromedari. Qui salutiamo Aziz, la nostra guida, che con la sua saggezza ha lasciato in noi un ricordo indelebile. Ripartiamo diretti alla medina di Hammamet, città fondata durante l’epoca romana, meta di numerosi turisti celebri fra i quali illustri politici come Winston Churchill e scrittori come Gustave Flaubert. In Italia è nota principalmente perché nel 1994 vi si rifugiò Bettino Craxi, sfuggendo ad un mandato di cattura internazionale e morendovi latitante nel 2000. Nessun uomo, dopo aver conosciuto il deserto, può restare lo stesso. Porterà incisa per sempre dentro di sè l’impronta del deserto ed il più profondo dei suoi desideri è quello di ritornarvi.

Alessandro Scorza